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Giovedì 24 Giugno 2010 Il Fatto


Nonostante la crisi degli istituti tecnici, gli studenti siciliani non puntano ancora sugli studi legati all’agricoltura e alla campagna


Mille sbocchi con gli Agrari, ma i ragazzi non ci credono


Eccellenze. Catania vanta uno dei pochi corsi nazionali per enologi. A Caltanissetta va meglio l’Alberghiero

Andrea Lodato

Catania

 

 

Andrea Lodato

Catania. Se sono in crisi, come abbiamo raccontato, per tante e quasi tutte ovvie ragioni gli istituti tecnici in Sicilia, un osservatore attento della realtà sociale ed economica dell'Isola, ma che non conosce i meccanismi della scuola, potrebbe pensare che l'utenza studentesca, uscendo dalla scuola Media inferiore, scommetta su quei due campi di apprendimento che dovrebbero e potrebbero offrire qualche sbocco occupazionale. Invece no o, comunque, molto poco. Istituti agrari e istituti alberghieri, infatti, fanno registrare da qualche parte piccoli segnali di crescita del numero degli iscritti, ma non siamo a cifre così significative come si immaginerebbe per logica. La nostra vocazione, evidentemente, resta altra e in questo le responsabilità della politica sono, come sempre, enormi. Lo conferma il preside dell'Istituto Agrario e Alberghiero di Caltanissetta, Bruno Lupica, che dice: «Continua a mancare, purtroppo, l'integrazione con il territorio, lo scambio reciproco che dovrebbe esserci per far capire ai ragazzi l'importanza di questi studi e alle istituzioni e alle imprese che ruolo possono assumere ragazzi che escono dalle nostre scuole. Noi in parte interagiamo già con alcune aziende, i ragazzi fanno stage con l'azienda Feudo Principi di Butera, ma è ancora poco. Forse con il passare del tempo e con l'entrata a regime del riordino delle Superiori potremo raggiungere altri obiettivi». Intanto, però, c'è chi viene guardato con sorpresa e con un po' di invidia in Italia. E' il caso dell'Agrario di Catania, l'Eredia, che è una delle undici scuole italiane che ha corsi di altissimo livello per enologi. La preside, Angela Maria Scandura, proprio qualche tempo fa ha anche ricevuto i complimenti dell'ex ministro delle Politiche Agricole, il leghista Luca Zaia. «Entusiasta per quel che facciamo noi e gli altri istituti che in Italia hanno scelto questo indirizzo.

 

Per i ragazzi della nostra scuola è un'occasione straordinaria, perché oggi la professione dell'enologo è una delle più ricercate e delle più importanti, considerato, per di più, che in Sicilia il settore vinicolo è da alcuni anni uno di quelli che funziona meglio e che ha attirato anche grandi

In Sicilia sono soltanto due gli Agrari con questo indirizzo, l'Eredia di Catania, appunto, e il Damiani, ovviamente di Marsala. Insomma è una grande chance questa, anche se i ragazzi ancora, a quanto pare, faticano un po' a comprendere che tipo di opportunità sia questa. C'è una certa diffidenza verso il comparto agrario, dunque, clamorosamente, il ritardo culturale pone la Sicilia in una posizione svantaggiata rispetto al Nord.

 

 «E' vero, ci sono sempre più iscritti nelle altre aree del paese, mentre noi facciamo più fatica ancora. Eppure basterebbe pensare che la Fondazione Agnelli ha giudicato in una sua ricerca gli studi effettuati nell'Istituto Agrario di Alba, che è nostro gemellato, i più completi ed in grado di produrre anche occasioni di lavoro. Altrove la cultura avvicina di più ragazzi ed imprese agli studi agrari, da noi, invece, ci sono ancora resistenze. Ed è un peccato». E' un peccato sì, perché ormai questi istituti lavorano in stretta collaborazione con istituzioni, enti e imprese, assicurando ai ragazzi, quanto meno, la possibilità concreta dell'alternanza, prevista dalla riforma Gelmini, scuolalavoro.

 

 «Noi  dice ancora la preside Scandura  abbiamo accordi con la Camera di Commercio, con Confagricoltura, con la Facoltà di Agraria della nostra università, ma anche con aziende come la Cantine Nicosia, come l'Asilat di Milo che produce latte d'asina. Insomma apriamo in qualche modo una strada agli studenti».

 

E' decisamente un fatto di cultura, a Catania come nel cuore della Sicilia che ha grandi tradizioni agricole, appunto quella di Caltanissetta. E il preside Lupica spiega ancora: «Che tipo di scelta fanno i ragazzi di quest'area di fronte alla grave crisi occupazione quando non si iscrivono più negli istituti tecnici? La tendenza mi pare sia quella di scegliere i Licei Scientifici, soprattutto con il nuovo ordinamento e i nuovi indirizzi. Naturalmente non si domandano, né loro né le famiglie, quando comincia l'avventura delle Medie Superiori, quale potrà essere lo sbocco. Va meglio, per la verità, con l'indirizzo Alberghiero, dove cresce il numero degli iscritti, grazie anche al fatto che è più facile realizzare stage, avviare collaborazioni con alberghi, ristoranti, bar». Insomma quella che non funziona è la specializzazione che dovrebbe essere la semina di oggi e il raccolto di domani. Del resto la diffidenza verso l'agricoltura in Sicilia è anche accentuata dallo stato di abbandono e di confusione che c'è in questo settore. E' una protesta continua, lacrime e sangue da parte di produttori, coltivatori, allevatori. Come potrebbero i ragazzi essere spinti verso questo campo?

 

«Eppure  ribadisce la preside Scandura  ci vorrebbe un po' più di coraggio e, direi, anche di conoscenza, perché, ripeto, le opportunità che scuole come la nostra oggi possono garantire sono quasi uniche, soprattutto in un panorama occupazionale che è sempre più in crisi. Ci sono realtà molto belle, in cui imprenditori illuminati hanno saputo investire, hanno fatto scelte strategiche aziendali creando autentici gioielli integrati nel territorio. Penso, ad esempio, a Castiglione di Sicilia, una delle zone più interessanti dove è stato possibile coniugare in maniera eccellente agricoltura e turismo. Bisogna fare sistema, bisogna tornare a parlare di agricoltura come opportunità, non come tragedia. Lo stanno facendo, come sempre, al Nord, dove le aziende in rete sono più forti e creano lavoro e diventano competitive. Noi possiamo formare i ragazzi, fare bravissimi enologi di livello internazionale, ma ci vuole anche un movimento che assecondi e sostenga la nostra azione. Per evitare che i ragazzi disorientati continuino a sbandare inseguendo utopie per il loro futuro».

 

24/06/2010